Allenatori, formazione, motivazione e crescita

È umile e ha le idee chiarissime. È tanto pacato quanto motivato.
Erdal Karaman, ex istruttore biancorosso, sta effettuando un notevole percorso di crescita. La sua carriera da tecnico sta prendendo quota: si è confrontato e si sta confrontando con grandi professionisti.

Erdal, com’è nata l’idea di diventare allenatore?

Sono di origine curde e mi sono trasferito in Italia nel 1999 all’età di 9 anni. Ho sempre giocato a calcio a livello dilettantistico. Ho cominciato ad allenare a 22 anni.
All’età di 22 anni diciamo che la mia vita è cambiata: sono tornato a scuola, perché avevo abbandonato gli studi a 16 anni. Ho terminato le Superiori e poi mi sono laureato in Scienze Motorie all’università Cattolica. Poi ho frequentato un master sulla Preparazione Atletica. Attualmente sono iscritto alla laurea magistrale in Scienze Sportive Didattiche in Statale.

La tua formazione teorica è stata fin da subito accompagnata da una parte pratica.

Al secondo anno della Triennale sono stato tra gli stagisti di AC Milan, che proponeva dei percorsi di formazione per i tecnici. Qui ho potuto incontrare dei grandi insegnanti come Zanoli, Gualtieri e Galli. Da loro ho appreso un approccio sistemico al calcio: area tattica, tecnica, fisica, psicologica fanno parte di un unico grande progetto che mette il giocatore al centro.

Dal Milan al Cimiano.

In estate ho partecipato a un Milan Junior Camp al Cimiano. Lì ho conosciuto la società e nella stagione successiva sono entrato nello staff tecnico biancorosso con un duplice ruolo, allenatore della Scuola Calcio e collaboratore dell’Under 17.
A Cimiano mi sono trovato molto bene. Ho trovato persone disponibili.
Credo che il club abbia un bacino d’utenza molto importante. Questo contribuisce a valorizzare il ruolo sociale e la necessità di fare formazione calcistica.

In mezzo c’è stata anche una parentesi al Monza.

Sì, è stata un’esperienza fantastica. Ho fatto il preparatore atletico e ho avuto l’opportunità di confrontarmi con grandi giocatori. Sono entrato in un grande ambiente, molto stimolante. Ho imparato tanto da mister Brocchi e la sua squadra.

Dopo 1 anno e mezzo a Cimiano è arrivato il Parma.

A Parma mi trovo molto bene. Collaboro con l’Under17 come tecnico in stage. Mi dispiace molto per questa pausa, perché arriva in un momento in cui stavo crescendo molto.
Il Parma, nella figura del Direttore Tecnico Luca Piazzi, ha un vision molto bella, che secondo me farà parlare di sé in futuro: crede in un calcio propositivo. E poi non dobbiamo dimenticarci che è una società importantissima, con una grande storia.

Qual è la tua filosofia di calcio per l’Attività di Base?

Credo principalmente che i ragazzi vadano fatti giocare ed esprimere. I tecnici dell’Attività di Base devono essere preparatissimi e formati, perché hanno un ruolo fondamentale. In poche ore devono trasmettere tanto. Non devono fare aspettare un bambino in fila durante un esercizio, devono tenerlo attivo.
Ritengo decisivo il lato emotivo dei bambini:
bisogna farli giocare ed esprimere il più possibile così da appassionarli e attuare una formazione migliore.
La loro emotività va incanalata con il giusto equilibrio. Solo così può generarsi il corretto processo cognitivo: se li mettiamo nel contesto reale, possono avere un apprendimento maggiore. Per apprendere hanno bisogno di sbagliare: l’accettazione dell’errore facilita lo sviluppo del problem solving.
Credo molto in questi temi. La formazione degli istruttori rende un club sostenibile e autosufficiente e lo toglie dai rischi del mercato economico: può contare su basi solide che garantiscono un buon futuro a medio-lungo termine.
E infine un consiglio a tutti i ragazzi che vogliono perseguire la strada di allenatore: perseverare, essere esigenti con se stessi ed essere disponibili a varie circostanze e a formarsi tenendo bene a mente i propri sogni ed obiettivi.

#SaràPerchéCimiano