Crudeli racconta Zagatti

TLa saggezza viene con gli anni, ma la razionalità è un patrimonio personale insito in alcuni individui. Francesco Zagatti è stato costretto dagli eventi a maturare in fretta, visto che doveva guidare da primogenito una famiglia numerosa. “Cecco” ha sudato per arrivare in alto, poi per tutti gli anni Cinquanta e per i primi anni Sessanta è rimasto saldamente sulla cresta dell’onda.

Nei 12 anni trascorsi al Milan da calciatore ha collezionato 214 presenze in Campionato con 1 rete, 10 in coppa Italia, 14 nelle coppe europee e 14, con 1 rete, in altre competizioni ufficiali. Giocatore e uomo stimato per la serietà e per il suo carattere determinato, requisiti in seguito messi al servizio dei giovani ai quali si è dedicato, per vocazione e non per costrizione, in qualità di allenatore.  La professione di tecnico delle nuove leve è un mestiere oscuro, niente luci della ribalta, la gloria è effimera e, come se non bastasse, gli emolumenti sono più o meno quelli di un qualsiasi impiegato. Cimentarsi nel settore giovanile, per un ex calciatore di livello, raramente è una scelta definitiva, tale ambito più che altro è un limbo nel quale si transita in attesa di raggiungere altre mete. Pochi allenatori hanno la costanza, le specifiche capacità e la voglia di occuparsi sempre e soltanto di ragazzini. Il “mitico Zago”, invece, da 42 anni riveste questo ruolo nel Milan con immutato entusiasmo. Se poi aggiungiamo le stagioni da giocatore, arriviamo ben oltre il mezzo secolo di fedeltà professionale. La società rossonera è la sua casa, la sua seconda famiglia. Il mister ha allevato intere generazioni. Qualcuno è diventato famoso, i più, però, si sono persi nell’oblio. Per Zago mai c’è stata differenza. Ai suoi allievi ha regalato sempre una buona parola, dispensando semplici ma preziosi suggerimenti, un sorriso e una pacca sulla spalla, incitandoli a dare il massimo. Oggi veleggia in un’età nella quale la maggior parte dei suoi coetanei da tempo ha tirato i remi in barca; invece, il “mitico Zago” continua a spendere ore e ore delle sue giornate sul campo, con la medesima gioia e la stessa energia degli inizi. D’estate e in inverno, col sole a picco e con la pioggia o il gelo, senza soste e senza tregua. È questa incredibile vitalità che lo fa sentire giovane dentro e fuori. Zago è l’ascoltato “guru” del calcio giovanile, al quale ci si rivolge per avere indirizzi precisi. Talent scout e, a seconda delle necessità, pure autorevole osservatore, comunque tecnico di fiducia. Il primo Van Basten venne segnalato da Zagatti. Erano i tempi di “Giussy” Farina presidente. Lo spedirono nella terra dei tulipani per visionare Vanenburg, ma Cecco rimase incantato da uno spilungone dai piedi di velluto. “Macchè Vanenburg, acquistate piuttosto Marco Van Basten!”, suggerì al suo ritorno a Milano. Con l’avvento di Berlusconi tanti sogni diventarono realtà. Il nuovo presidente, nell’intento di rinforzare l’organico, dopo aver visto diversi filmati di calciatori in attività, s’innamorò del Marco olandese. Venuto a conoscenza che Zagatti lo aveva attentamente seguito, lo convocò ad Arcore per conoscere il suo personale metro di valutazione. Il parere entusiastico di Francesco cancellò nel Cavaliere le residue remore. A Braida venne affidato il compito di sottrarlo all’agguerrita concorrenza. Missione poi riuscita con abilità, tempestività e scaltrezza. Che Zago sia tenuto in gran conto anche dal presidente del Milan è dimostrato da una dedica che Francesco ha incorniciato e mostra non senza commozione: “Al mio carissimo amico Francesco Zagatti”, firmato Silvio Berlusconi. Una testimonianza di quanto Zago sia nel cuore anche del Cavaliere, per meriti umani quanto tecnici. Il Milan, negli anni, soprattutto nel settore giovanile, ha cambiato molto, ma lui, Francesco Zagatti è sempre rimasto nell’entourage, nella buona e nella cattiva sorte, con incrollabile e immutato amore per i colori rossoneri. Una fedeltà che merita di essere consegnata alla storia.

Tratto da Crudelmente Milan. 20 anni di passione rossonera (2005)